Sui sentieri italiani il segnale più comune è una bandierina dipinta a tre fasce orizzontali, rossa, bianca e rossa, spesso con un numero nella fascia centrale. Ti dice due cose insieme: che sei sul sentiero giusto, e che quel sentiero qualcuno lo cura.
La sigla che trovi accanto al nome di un itinerario, T, E, EE o EEA, è un'altra cosa, e viene da un documento preciso. Il Club Alpino Italiano l'ha approvata con la delibera CC n. 89 del 20 novembre 2021, e la pubblica. Qui sotto trovi cosa dice testualmente, e cosa non dice.
Cosa vogliono dire i segnavia bianco-rossi?
Il CAI la chiama segnaletica orizzontale, o secondaria, e la definisce come quella «al suolo, posizionata usualmente sui sassi o sui tronchi degli alberi per indicare la continuità, in entrambe le direzioni, di un itinerario segnalato». I colori sono due e vanno sempre insieme: «I colori adottati per la segnaletica escursionistica sono il rosso e il bianco da usarsi sempre in abbinamento».
I segni che incontri sono tre, e hanno tutti la stessa misura, 8 per 15 centimetri.
| Segno | Che aspetto ha | Cosa ti dice | Dove il CAI lo mette |
|---|---|---|---|
| Segnavia semplice | Due fasce, bianca sopra e rossa sotto, da 4 cm ciascuna | Il sentiero continua di qui | «nelle immediate vicinanze dei bivi e ogni 3-400 metri se il sentiero è evidente, altrimenti a distanza più ravvicinata» |
| Segnavia a bandiera | Rosso, bianco, rosso: 3,5 cm di rosso, 8 cm di bianco, 3,5 cm di rosso, con il numero del sentiero in nero sul bianco | Questo è il sentiero numero tot | «all'inizio del sentiero e in prossimità di bivi ed in altri punti dove è utile confermare la giusta continuità dell'itinerario» |
| Freccia rossa con scritto ACQUA | Freccia rossa, scritta nera, distanza in metri o in minuti | C'è una sorgente da quella parte | Solo «quando la presenza dell'acqua non è visibile dal sentiero ed ha particolare importanza per l'escursionista» |
Due dettagli pratici che vengono dallo stesso documento e che cambiano il modo di camminare. Il primo: dove il sentiero è chiaro e senza bivi, il CAI dice che basta «un segnavia di richiamo bianco-rosso ogni 3-400 metri (circa 5 minuti di cammino)». Quindi se cammini da parecchio più di cinque minuti senza vederne uno, non stai andando piano: probabilmente hai perso il sentiero. Fermati e torna all'ultimo segno che ricordi.
Il secondo: i segni intermedi «vanno posti in punti possibilmente più elevati o sporgenti e ben visibili in entrambi i sensi di cammino», perché «segnavia posti su superfici piane sono pressoché inutili nella maggior parte delle situazioni». Cercali all'altezza degli occhi su sassi e tronchi, non per terra.
A mantenerli sono i soci delle sezioni. Non è segnaletica pubblica: è lavoro volontario di persone che salgono fin lassù con il pennello, e il numero del sentiero lo scrivono a mano, «solo a colore bianco già asciutto con il colore nero usando un pennellino o un pennarello a smalto».
Cosa significano T, E, EE ed EEA?
È la parte che conta, e conviene leggerla come la scrive il CAI, non come la riassume il passaparola.
La prima cosa da sapere è che non si tratta di una scala unica a quattro gradini. Il CAI classifica l'escursionismo con tre sigle, T, E ed EE. La EEA sta in una sezione separata, quella delle ferrate, che al suo interno ha cinque livelli propri. Nello stesso documento la tabella degli ambiti di formazione lo dice senza giri di parole: escursionismo T / E / EE, poi la specializzazione EEA e la specializzazione EAI.
La seconda è come il CAI descrive ogni grado. Non con una frase, ma con tre colonne distinte, che chiama CARATTERISTICHE, ABILITÀ E COMPETENZE e ATTREZZATURE. La prima parla del terreno, la seconda parla di chi ci va. Sono separate perché non sono la stessa cosa, ed è il motivo per cui una sigla da sola non ti dice se quel percorso fa per te.
| Sigla | Il terreno, come lo descrive il CAI | Cosa chiede a chi cammina | Cosa esclude |
|---|---|---|---|
| T turistico | «Percorsi su carrarecce, mulattiere o evidenti sentieri che non pongono incertezze o problemi di orientamento» | «conoscenze escursionistiche di base e preparazione fisica alla camminata» | Pendenze forti e dislivelli lunghi |
| E escursionistico | «Percorsi che rappresentano la maggior parte degli itinerari escursionistici»; «Sono generalmente segnalati e possono presentare tratti ripidi» | «senso di orientamento ed esperienza escursionistica e adeguato allenamento» | Terreno instabile e passaggi esposti non protetti |
| EE escursionisti esperti | «Percorsi quasi sempre segnalati che richiedono capacità di muoversi lungo sentieri e tracce su terreno impervio e/o infido» | «ottima esperienza escursionistica, capacità di orientamento»; «passo sicuro e assenza di vertigini» | «sono escluse le ferrate propriamente dette»; «sono esclusi tutti i percorsi su ghiacciaio» |
| EEA con attrezzature | «un itinerario i cui tratti su roccia sono appositamente attrezzati con strutture metalliche: cavi, catene, scale, pediglie e staffe» | Uso corretto dei «dispositivi di protezione individuali certificati secondo le normative vigenti (imbragatura, kit da ferrata e casco)» | Si articola a sua volta in cinque livelli, da EEA-F a EEA-ED |
Quello che sta fra caporali è testuale, e viene dal documento del CAI che trovi in fondo alla pagina. Il resto delle colonne è un mio riassunto, e l'ho tenuto separato apposta.
Vale la pena rileggere due righe della EE. Il CAI scrive che a quel livello sono escluse le ferrate vere e proprie e sono esclusi tutti i percorsi su ghiacciaio: è il CAI stesso a tracciare il confine superiore della EE, con parole sue, e quel confine è il punto in cui comincia un'attrezzatura che o hai o non passi.
Vale anche la pena dire cosa la scala non fa. Quattro sigle che coprono tutto l'escursionismo italiano danno un'informazione rapida, non una descrizione completa: dentro la stessa E ci stanno un sentiero di fondovalle a novembre e un traverso in quota a fine giornata, con la luce che cala. La sigla è il punto da cui parte la valutazione, non il risultato.
Come si legge un numero di sentiero CAI
Il numero nella fascia bianca identifica il sentiero, e la cosa che sorprende quasi tutti è che non sia un numero nazionale. Il CAI organizza la numerazione per territorio, e il pezzo che conta si chiama Settore: «una porzione di territorio entro un'AREA o una ZONA (regione o provincia) con caratteristiche geografiche e morfologiche omogenee, in cui possono trovarsi fino a un massimo di 100 sentieri».
Cento sentieri, cento numeri: a ogni Settore viene assegnato un blocco da cento. Nell'esempio che il Quaderno riporta, la Basilicata è divisa in nove Settori, e il primo prende i sentieri dal 100 al 199, il secondo dal 200 al 299, e così via fino al nono, dal 900 al 999.
Ne segue la conseguenza pratica, e conviene tenerla a mente prima che serva: «sentiero 7» non è un indirizzo. Lo stesso numero può ricomparire in un'altra zona in modo del tutto legittimo, quindi al numero va sempre accompagnata la zona, il punto di partenza o il foglio di carta che stai usando.
C'è anche una raccomandazione che spiega perché a volte i conti tornano male al confine fra due province. Il CAI chiede alle zone vicine di accordarsi, perché altrimenti «lo stesso sentiero che inizia con un numero su un versante di una montagna a cavallo di due province o regioni dovrebbe essere modificato in corrispondenza dei limiti amministrativi provinciali o regionali, motivo che per l'escursionista non ha nessun valore».
Quando il numero sul segnavia e quello sulla carta non coincidono, l'ipotesi giusta quasi sempre è che la carta sia più vecchia della vernice. In quel caso vince il terreno, cioè il segno che vedi, e la carta ti serve per capire dove porta.
Chi mantiene i sentieri?
Li mantengono le sezioni del CAI con i loro volontari, insieme agli enti che hanno competenza sul territorio: i parchi, le comunità montane, in alcune regioni le amministrazioni locali. Il CAI scrive che a curare la manutenzione dei segni sono i soci.
Questo cambia il modo in cui va letta questa pagina. La sigla di un percorso preciso la applica chi tiene e cataloga quel sentiero, cioè la sezione competente per territorio. Non la applica un sito, non la applica una app, e non la applico io.
Ed è il motivo per cui qui non troverai una tabella di percorsi famosi con il loro grado. Ho cercato una fonte apribile che pubblicasse il grado ufficiale dei singoli itinerari e non l'ho trovata: in rete circolano schede di siti turistici e di blog, che riportano un grado senza dire da dove arrivi. Preferisco dirti che manca piuttosto che copiarlo. Se ti serve il grado di un percorso preciso, la strada breve è chiederlo alla sezione CAI della zona.
Che scarpe servono per un sentiero EE?
È la domanda che lega questa pagina al resto del sito, e la risposta sta nella tabella qui sopra: il CAI descrive la EE come terreno impervio e infido, con pendii ripidi o scivolosi di erba, roccette o detriti, spesso instabile e sconnesso.
A un fondo che si muove sotto il piede la scarpa deve rispondere in due modi. Con una suola abbastanza rigida da non piegarsi sul sasso, così il piede ci appoggia sopra invece di avvolgerlo, e con una tomaia che tenga la caviglia nei traversi in discesa. È la descrizione di uno scarponcino di mezza altezza o di uno scarpone, non di una scarpa bassa da avvicinamento.
Vale anche il contrario. Su una T, e su buona parte delle E ben segnate e compatte, uno scarpone intero è più peso e più caldo di quanto ti serva, ed è esattamente l'errore che ho fatto io la prima volta. Come si sceglie fra i tre tagli lo spiego in come scegliere le scarpe da trekking.
E se stai passando dalla E alla EE per la prima volta, la cosa utile non è comprare: è andarci con qualcuno che quel terreno lo conosce già. Le uscite di sezione del CAI servono anche a questo.
Fonti
- Club Alpino Italiano, Sede Centrale, Classificazione dei percorsi in base alla difficoltà in ambito escursionistico e cicloescursionistico, approvata con delibera CC n. 89 del 20 novembre 2021, allegato alla Circolare 22/2021: testo integrale in PDF. È la fonte di tutte le citazioni fra caporali in questa pagina.
- Club Alpino Italiano, Livelli di difficoltà CAI, la versione consultabile online delle stesse scale.
- Commissione Centrale Escursionismo e Cicloescursionismo del CAI, Difficoltà escursionistiche, la pagina dell'organo tecnico che cura la classificazione.
- Commissione Centrale per l'Escursionismo, Gruppo Lavoro Sentieri, Quaderni di Escursionismo 1. Sentieri: pianificazione, segnaletica e manutenzione, Club Alpino Italiano, 4ª edizione, novembre 2010: testo integrale in PDF. Da qui vengono le misure dei segnavia e le regole di posa (pagine 52 e 63) e i criteri di numerazione dei sentieri (pagina 24).
- Sentiero Italia CAI, Guida alla segnaletica e classificazione delle difficoltà, per la manutenzione affidata ai soci delle sezioni.
Domande rapide
Un sentiero E è adatto a un principiante?
La sigla E parla del terreno, non di chi cammina. Il CAI la accompagna con una colonna a parte su cosa serve a chi ci va, e per la E chiede senso di orientamento, esperienza escursionistica e allenamento adeguato. Un primo sentiero corto e ben segnato di solito è una T, non una E.
Che differenza c'è fra EE ed EEA?
La EE resta escursionismo su terreno difficile, e il CAI esclude esplicitamente le ferrate vere e proprie e tutti i percorsi su ghiacciaio. La EEA comincia dove il percorso è attrezzato con strutture metalliche fisse e servono imbragatura, kit e casco certificati.
Chi decide che grado ha un sentiero?
Non chi cammina, e non questo sito. La classificazione la applica chi cura e cataloga quel sentiero, cioè la sezione CAI competente per territorio. Se un grado non è pubblicato da una fonte che puoi aprire, chiedilo alla sezione.