La scelta vera non è la marca, e quasi mai è il prezzo: è l'altezza. Scarpone, scarponcino o scarpa bassa. In Italia i negozi li tengono su scaffali diversi senza spiegarti quale dei tre corrisponde al posto dove stai andando.
La risposta breve, quella che vale per la maggior parte di chi legge, è lo scarponcino di mezza altezza. È la risposta noiosa che sta in mezzo, e per arrivarci ci ho messo quattro anni e circa 400 euro.
Come si sceglie una scarpa da trekking?
Si parte dal terreno su cui camminerai davvero, non da quello che vorresti fare l'anno prossimo. Una scarpa comprata per un progetto è la scarpa sbagliata per i venti sabati che farai nel frattempo.
Il criterio pratico sono due domande: quanto è stabile il fondo sotto il piede, e quanto è ripido. Dove il fondo è compatto, alla scarpa chiedi solo di proteggere e di fare presa. Dove il fondo si muove, fra ghiaia, detrito o erba secca in pendenza, le chiedi due cose in più: non piegarsi quando appoggi su un sasso, e non lasciare girare la caviglia quando il sasso si sposta.
Membrana, peso, marca e colore vengono dopo questa domanda, non prima.
Scarponi, scarponcini o scarpe basse?
I tre tagli fanno cose diverse, e la differenza si vede meglio affiancandoli che spiegandoli a parole.
| Taglio | Cosa fa | Il terreno per cui è pensato | Grado CAI di riferimento |
|---|---|---|---|
| Scarpa bassa e da avvicinamento | Leggera, suola flessibile, nessun sostegno alla caviglia | Sentieri larghi, compatti, ben segnati; mezze giornate; caldo | Tipicamente T, «carrarecce, mulattiere o evidenti sentieri» |
| Scarponcino di mezza altezza | Suola semirigida, tomaia che arriva sopra il malleolo senza bloccarlo | La maggior parte delle uscite italiane in giornata, tratti ripidi compresi | Tipicamente E, «Sono generalmente segnalati e possono presentare tratti ripidi» |
| Scarpone alto | Suola rigida, tomaia alta e strutturata, più peso | Terreno instabile e sconnesso, detrito, erba ripida, neve residua | Tipicamente EE, «terreno impervio e/o infido», «pendii ripidi e/o scivolosi» |
Le citazioni nella colonna di destra sono testuali, e vengono dalla classificazione del CAI che trovi in fondo. La corrispondenza fra taglio e grado, invece, è mia: il CAI classifica il terreno e non dice che scarpa comprare, i produttori descrivono la scarpa e non parlano di gradi. Questa tabella tiene insieme le due cose, ed è un criterio di orientamento, non una regola pubblicata da qualcuno.
Vanno aggiunte due avvertenze, perché una tabella così invita a essere presa più alla lettera di quanto meriti. Dentro lo stesso grado ci stanno giornate molto diverse, e una E bagnata chiede più scarpa di una E asciutta. E non ho messo una colonna con i percorsi famosi e il loro grado, perché il grado ufficiale dei singoli itinerari non l'ho trovato pubblicato da nessuna fonte che si possa aprire: preferisco dirtelo piuttosto che inventarlo. Come funziona la classificazione, e a chi si chiede il grado di un percorso, lo trovi in segnavia e difficoltà CAI.
Il taglio alto ha anche un costo di cui nessuno parla: pesa a ogni passo, scalda, e su un sentiero facile è semplicemente scomodo. Il mio primo paio erano scarponi interi, li ho messi a luglio su un sentiero piatto nel bosco, e le vesciche sono durate due settimane.
Serve davvero il Gore-Tex?
Una membrana impermeabile tiene fuori l'acqua e, inevitabilmente, lascia uscire meno vapore. È un ottimo affare nell'erba bagnata del mattino, sul fango e sulla neve residua di inizio stagione. È un pessimo affare in una giornata di luglio a quota bassa, dove il piede si bagna lo stesso, ma dall'interno.
Quindi la domanda utile non è se la membrana sia meglio, ma quando la userai. Chi cammina soprattutto d'estate e in giornata sta spesso meglio con una scarpa che asciuga in fretta. Chi esce anche in primavera e in autunno la vuole.
C'è poi una cosa da sapere prima di spendere: la membrana non ti tiene asciutto più in alto del bordo della scarpa. In un guado o nell'erba alta l'acqua entra dall'alto, e da quel momento la membrana lavora al contrario, trattenendola dentro.
Cambia qualcosa tra modelli uomo e donna?
Nella funzione no, nella forma sì. I modelli da donna hanno di solito la pianta più stretta, meno volume al tallone e una calzata pensata per un collo del piede più basso. Non è marketing: è il motivo per cui la stessa taglia ti calza in due modi diversi.
In pratica conviene ignorare l'etichetta e provarli tutti e due, se hai un piede fuori standard. Un piede stretto sta meglio in un modello da donna anche quando appartiene a un uomo, e un piede largo il contrario.
È anche il motivo per cui questa domanda sta al quarto posto invece che al primo, pur essendo la più cercata: non è una decisione, è uno smistamento. Prima scegli il taglio, poi vai allo scaffale giusto.
Quanto si spende, e quando conviene comprarle?
Un paio serio parte da circa 120 euro e sale in fretta. Sotto quella cifra trovi scarpe che vanno benissimo sui sentieri facili e che si consumano prima; sopra i 200 paghi soprattutto la costruzione, i materiali e il peso.
Sul quando, c'è un dato che sorprende: le scarpe da trekking non si comportano come un regalo di Natale. In Italia la domanda sale ad agosto e poi di nuovo fra aprile e maggio, cioè all'inizio e nel pieno della stagione di cammino, mentre dicembre resta sotto la media. Chi vuole spendere meno compra quindi controcorrente, in autunno inoltrato o a fine inverno.
Le pagine dedicate ai singoli tagli, con i modelli e le occasioni, escono nelle prossime settimane. Questa resta il punto da cui partono.
Che calze si mettono?
Calze tecniche, in lana merino o in sintetico, di spessore adatto alla stagione, e un paio solo alla volta. Il cotone è l'unica cosa da evitare davvero: tiene l'umidità contro la pelle, ed è la strada più breve per una vescica.
Conviene provare le scarpe con le calze che userai davvero, perché mezzo millimetro di spessore cambia la calzata più di mezza taglia.
Quali marche vale la pena guardare?
In Italia c'è un vantaggio che quasi nessuno sfrutta: diversi produttori storici di calzatura da montagna sono italiani, hanno una lunga tradizione di forme adatte al piede europeo e si trovano ovunque. Accanto a loro, le catene sportive coprono la fascia d'ingresso con prodotti che su un sentiero facile bastano e avanzano.
Una precisazione sulla suola: Vibram produce suole, non scarpe, ed è italiana. Quel logo sotto la scarpa ti dice qualcosa sulla mescola e sul disegno del battistrada, non su tutto il resto della calzatura.
La pagina con le marche, i rivenditori e cosa aspettarti da ciascuno esce più avanti.
Le due volte che ho sbagliato
La prima l'ho già raccontata: scarponi alti e rigidi comprati perché sembravano seri, portati a luglio su un sentiero piatto nel bosco.
La seconda è l'errore opposto, ed è quello che fa più danno. Scarpe basse e leggere su una discesa di ghiaia bagnata, perché la salita era andata bene. È così che si impara che effetto fa una caviglia che gira, ed è il motivo per cui su questo sito ripeto in continuazione che l'altezza la decide il fondo, non la lunghezza del percorso.
Adesso porto uno scarponcino di mezza altezza, alla seconda risuolatura. Non è risparmio, è testardaggine: la risuolatura costa 60 euro e un paio nuovo 140. Però è il motivo per cui so quanto conta la suola.
Fonti
- Club Alpino Italiano, Sede Centrale, Classificazione dei percorsi in base alla difficoltà in ambito escursionistico e cicloescursionistico, delibera CC n. 89 del 20 novembre 2021: testo in PDF. Da qui vengono le citazioni testuali nella tabella.
- Club Alpino Italiano, Livelli di difficoltà CAI, versione consultabile online della stessa classificazione.
Domande rapide
Meglio scarpe alte o basse per il trekking?
Lo decide il terreno, non il livello di chi cammina. Su fondo compatto e ben segnato va bene una scarpa bassa. Su terreno instabile, fra detriti o erba ripida, ti serve una tomaia che tenga la caviglia e una suola che non si pieghi sui sassi. In mezzo, e per la maggior parte delle uscite italiane, sta lo scarponcino.
Serve davvero il Gore-Tex?
Serve quando cammini sul bagnato, nell'erba alta del mattino o su neve residua, e pesa quando fa caldo, perché una membrana impermeabile traspira meno. Per le uscite estive a quota bassa spesso stai meglio con una scarpa senza membrana, che asciuga prima.
Quanto durano le scarpe da trekking?
La tomaia dura più della suola. Quando il disegno della suola è consumato ma la scarpa ti calza ancora bene, molti modelli si possono risuolare: costa meno di un paio nuovo, non moltissimo meno, e conviene soprattutto se quella scarpa ti sta bene.