Linea di Cresta

Chi scrive

Stefano Peverelli, da Sondrio

Quarantuno anni, quindici di cammino serio, due paia di scarpe sbagliate e circa 400 euro spesi per arrivare alla risposta noiosa che stava in mezzo.

Stefano Peverelli su un sentiero nel bosco, con lo zaino e i bastoncini
Su un sentiero sopra casa, in una mattina di fine settembre. Lo zaino è di seconda mano e gli scarponcini sono alla seconda risuolatura.

Sono Stefano Peverelli, ho 41 anni e vivo a Sondrio, che non è un paese di montagna: è una città in fondo a una valle con le montagne da tutte e due le parti, che è una cosa diversa. Lo dico perché molto di quello che si legge sull'escursionismo italiano lo scrive gente che abita a 1.400 metri, e si sente. Io guido venti minuti e poi cammino. Come quasi tutti.

Cammino da quindici anni sul serio, e prima ancora da una ventina in cui mio padre mi portava sui sentieri e io mi lamentavo. Faccio 25 o 30 giornate all'anno: mezze giornate dopo il lavoro da maggio a settembre, sabati interi in primavera e in autunno, due giri di più giorni fra rifugi ogni estate e quattro o cinque ciaspolate fra dicembre e febbraio. Sono socio della mia sezione del CAI da nove anni, soprattutto per lo sconto nei rifugi e perché è lì che si organizzano le uscite di gruppo.

Le scarpe le ho sbagliate due volte

La prima volta ho comprato degli scarponi interi: rigidi, alti, pesanti, il tipo di scarpa che compri perché sembra seria. Me li sono messi a luglio su un sentiero piatto nel bosco e mi sono fatto delle vesciche che sono durate due settimane. La seconda volta ho fatto l'errore opposto, scarpe basse e leggere su una discesa di ghiaia bagnata, ed è così che si impara che effetto fa una caviglia che gira.

Quello che porto adesso è uno scarponcino di mezza altezza, che è la risposta noiosa che sta in mezzo, e ci ho messo quattro anni e circa 400 euro ad arrivarci. Nei negozi italiani gli scarponi e gli scarponcini stanno su scaffali diversi e quasi nessuno ti spiega la differenza, ed è il motivo per cui su questo sito ci torno di continuo.

Sono alla seconda risuolatura. Voglio essere onesto: non è risparmio, è testardaggine. Una risuolatura costa 60 euro e un paio nuovo 140, quindi non sto guadagnando molto. Mi piacciono quelle scarpe. Però è il motivo per cui so cos'è il Vibram e perché la mescola della suola conta più del logo sul fianco.

Cosa uso davvero

Uno zaino Deuter da 30 litri comprato di seconda mano e uno da 20 per il dopo lavoro. Bastoncini telescopici in alluminio, uno leggermente storto. Un guscio più vecchio del mio telefono, un pile, un paio di pantaloni con un ginocchio strappato e delle ghette che uso tre volte all'anno. Una borraccia termica, una lampada frontale per le discese che sono finite tardi, e un kit di primo soccorso che ho aperto una volta sola, per qualcun altro. Le Carte Tabacco per i fogli della Valtellina e Komoot sul telefono. Ciaspole prese di seconda mano da un collega e i ramponcini nello zaino da novembre ad aprile.

Cosa non so

Non sono una guida alpina, non sono un istruttore e non ho una qualifica di soccorso. Su questo sito trovi cosa pubblicano il CAI, gli enti parco e i bollettini regionali, e trovi la mia esperienza dichiarata come mia. Non trovi la valutazione di un pendio innevato, non trovi cosa fare quando qualcuno si fa male, e non trovi un grado inventato per un sentiero: se non sono riuscito a verificarlo su una fonte, lo scrivo che non l'ho verificato.

Quando una cosa richiede un corso, dico che richiede un corso. È la parte più utile che posso scrivere.