In montagna non ti vesti per la temperatura che senti al parcheggio. Ti vesti per tre temperature diverse nella stessa giornata: la salita in cui sudi, la sosta in cui ti raffreddi in cinque minuti, la cresta dove tira vento.
Il sistema a strati serve a questo, e a niente di più elegante. È il motivo per cui puoi camminare quattro ore senza ritrovarti bagnato addosso.
Come ci si veste per andare in montagna?
Ci si veste con tre capi leggeri uno sopra l'altro, invece che con uno pesante. Un capo pesante lo puoi solo tenere o togliere, e in salita quasi sempre finisci per toglierlo.
L'errore più comune è partire vestito bene. Se al parcheggio stai comodo, dopo dieci minuti di salita sudi, e alla prima sosta ti ritrovi al freddo con addosso qualcosa di umido. Conviene partire un po' infreddoliti, di proposito: ci si scalda nei primi minuti di cammino.
Il secondo errore è togliersi il pile appena arrivati in cima. È il momento in cui va messo, non tolto: smetti di produrre calore proprio quando sei più sudato.
Che cos'è il sistema a strati?
Sono tre funzioni, non tre capi qualsiasi.
Lo strato base sta a contatto con la pelle e deve fare una cosa sola: portare il sudore verso l'esterno. Lana merino oppure sintetico. Il cotone qui è la scelta peggiore, perché assorbe l'umidità e te la tiene addosso.
Lo strato intermedio trattiene il calore, e il capo classico è il pile. Continua a scaldare anche da umido e non si rovina sotto gli spallacci dello zaino, che sono poi le due ragioni per cui resiste da trent'anni.
Il guscio ferma il vento e l'acqua. È il capo che porti quasi sempre e indossi di rado, quindi conta quanto pesa e quanto spazio occupa quanto conta la sua impermeabilità.
Lo strato base
D'estate una maglietta tecnica a maniche corte, in mezza stagione una maglia leggera a maniche lunghe, d'inverno una maglia termica.
Sulla lana merino conviene essere pratici: costa più del sintetico, scalda anche bagnata e non prende odore in fretta, e su due giorni di fila fra un rifugio e l'altro te ne accorgi. Il sintetico asciuga prima e costa meno.
Più del materiale conta la vestibilità. Una maglia larga non trasferisce niente, perché il sudore passa dove il tessuto tocca la pelle.
Il pile, o secondo strato
Un pile di grammatura media copre quasi tutte le uscite italiane da aprile a ottobre. Sotto lo zero, o con vento forte, si sale di grammatura oppure si aggiunge sopra un piumino leggero.
Fra i due la distinzione utile è semplice: con il pile cammini, con il piumino ti fermi. Il piumino leggero scalda moltissimo per quanto pesa, ma rende poco quando si inumidisce e si consuma in fretta sotto gli spallacci.
Il guscio
Prima ancora che dalla pioggia, ti ripara dal vento, ed è per questo che sta nello zaino anche con il cielo sereno. Dieci gradi in cresta con il vento non sono i dieci gradi al sole del fondovalle.
Di gusci esistono più categorie di quante ne servano davvero. Le differenze fra i tipi, e come si lava e si ri-impermeabilizza una giacca, li trovi nella pagina dedicata, che esce fra qualche settimana.
Cosa cambia fra estate e inverno
Questa è la tabella che avrei voluto avere quando ho cominciato. L'ho costruita sulle mie 25 o 30 giornate all'anno fra la Valtellina e le valli intorno, quindi vale per le Alpi centrali: è la mia esperienza, non un dato pubblicato, e su un altro versante d'Italia va spostata di conseguenza.
| Periodo | Fino a 1.000 m | 1.000 - 2.000 m | Oltre 2.000 m e creste |
|---|---|---|---|
| Dicembre - marzo | Base lunga, pile, guscio. Cambio asciutto in macchina | Base lunga pesante, pile medio, guscio. Guanti e berretto sempre | Terreno innevato: prima dei capi cambia l'attività |
| Aprile - maggio | Base corta, pile leggero nello zaino | Base lunga, pile, guscio. Neve residua nei canali a nord | Base pesante, pile medio, guscio, guanti leggeri |
| Giugno - agosto | Base corta, guscio nello zaino per i temporali | Base corta, pile leggero e guscio nello zaino | In cresta pile e guscio addosso anche ad agosto |
| Settembre - ottobre | Base corta, pile leggero | Base lunga, pile, guscio. Giornate corte: frontale | Pile medio, guscio, guanti. Dopo le 15 il sole scalda poco |
Due cose la tabella non te le può dire. La prima è l'esposizione: lo stesso punto sul versante nord e sul versante sud sono due microclimi, e in primavera fra i due passano settimane, non gradi. La seconda è il vento, che sposta la temperatura percepita più di quanto la sposti mezzo chilometro di quota, e che in nessuna tabella ci sta, perché cambia nell'arco della giornata.
Nella riga di dicembre oltre i 2.000 metri ho scritto che cambia l'attività, e lo intendo alla lettera. Su terreno innevato la domanda non è più come ti vesti: serve altro, e soprattutto serve saperlo usare.
I pantaloni
Un pantalone leggero, elastico e che asciughi in fretta ti copre quasi tutto l'anno alle quote medie. Quelli convertibili, con la gamba che si sgancia, sono comodi d'estate e si strappano più facilmente.
Le ghette servono in tre casi e basta: neve, fango profondo, sfasciumi che ti entrano nella scarpa. Fuori da quei tre stanno nello zaino a fare peso. Anche qui la pagina dedicata esce nelle prossime settimane.
Un'ultima cosa sul quando comprare. In Italia l'abbigliamento da montagna si cerca soprattutto a ridosso dell'inverno, quindi chi vuole spendere meno guarda in controstagione, verso la fine dell'inverno e all'inizio dell'estate.
Fonti
- Club Alpino Italiano, Livelli di difficoltà CAI, che nella colonna
ATTREZZATUREdi ogni grado indica cosa la classificazione considera equipaggiamento adeguato. - AINEVA, bollettini e scala del pericolo valanghe, per la parte invernale in quota, dove la scelta dei capi smette di essere la domanda principale.
Domande rapide
Che cos'è il sistema a strati?
Vuol dire vestirsi con tre capi leggeri uno sopra l'altro invece che con uno pesante. Il primo allontana il sudore dalla pelle, il secondo tiene il calore, il terzo ferma vento e pioggia. Così la temperatura la regoli togliendo e rimettendo, invece di sudare.
Come ci si veste in montagna d'estate?
Maglietta tecnica, pantaloni leggeri, e nello zaino un pile e una giacca antivento anche se il cielo è sereno. In cresta ci sono spesso dieci gradi in meno che al parcheggio, e con il vento la differenza si sente molto più della quota.
Meglio il pile o il piumino?
Il pile per camminare, perché scalda anche quando è umido e non soffre lo sfregamento dello zaino. Il piumino leggero per le soste e per la sera in rifugio, dove non rischi di bagnarlo di sudore.