Escursionismo vuol dire camminare per sentieri, e camminare come attività in sé, non per arrivare da qualche parte. È il nome che il Club Alpino Italiano dà alla disciplina, ed è il motivo per cui la scala di difficoltà dei sentieri italiani si chiama scala escursionistica e non scala di trekking.
Detto questo, in Italia quasi nessuno dice «vado a fare escursionismo». Si dice «vado a camminare», oppure si dice trekking. Le tre parole convivono, ma non hanno lo stesso tono, ed è la prima cosa da mettere in chiaro.
Che cos'è l'escursionismo?
Vuol dire percorrere a piedi itinerari segnati, in montagna, in collina o lungo un cammino, portandosi il minimo per essere autonomi fino a sera. Niente corda, niente ghiacciaio, niente tratti attrezzati: dove servono quelli si è già passati a un'altra disciplina, e il CAI lo scrive dentro la definizione stessa dei suoi gradi.
Il confine conta perché segna dove finisce quello che impari camminando e comincia quello che qualcuno deve insegnarti. Un sentiero, anche duro, lo impari facendolo. Un terreno che chiede attrezzatura di sicurezza no.
Che differenza c'è tra trekking, hiking ed escursionismo?
Indicano la stessa attività, ma arrivano da tre parti diverse.
Escursionismo è la parola tecnica e istituzionale. La usano il CAI e gli enti parco, e la trovi nella segnaletica e nei documenti ufficiali. Se stai cercando una regola, una classificazione o un corso, cerca con questa.
Trekking è la parola di tutti i giorni, ed è di gran lunga la più cercata delle tre in Italia. In origine indicava un cammino di più giorni, poi in italiano si è allargata fino a comprendere anche la gita: se qualcuno ti dice «domenica facciamo un trekking», nove volte su dieci intende una giornata.
Hiking è un prestito dall'inglese, entrato soprattutto per i percorsi più leggeri e per come se ne parla online. Non è sbagliato e non è una posa, è solo più recente.
Vale la pena tenere da parte una quarta parola, escursione, che indica la singola uscita e non l'attività: si fa un'escursione, si pratica l'escursionismo.
Quali tipi di escursione esistono?
In Italia sono tre, e fra loro cambia molto più di quanto lasci intendere la parola che le copre tutte.
L'uscita in giornata è la forma normale. Parti la mattina, cammini fra le tre e le sei ore fra andata e ritorno, torni alla macchina nel pomeriggio. Ti basta uno zaino da 20 o 30 litri e non devi prenotare niente.
Il giro fra rifugi aggiunge una notte in quota, e con quella cambiano tre cose insieme: lo zaino cresce, entra in gioco la prenotazione, e il secondo giorno parti già stanco. È la formula più bella, ed è quella che si sottovaluta di più in fase di preparazione.
Il cammino è un itinerario di più giorni fra paesi, con le tappe, i posti dove dormire lungo il percorso e spesso una credenziale da far timbrare. In Italia il più conosciuto è la Via Francigena. Somiglia più a un viaggio a piedi che a una gita in montagna, e si prepara in un altro modo.
Cos'è il trekking urbano?
È camminare in città lungo un itinerario studiato apposta: salite, scalinate, quartieri alti, tratti di mura, per una lunghezza e un dislivello da passeggiata in collina. Non è un'invenzione recente del marketing, ha una data e un luogo: la Giornata nazionale del trekking urbano è stata ideata dal Comune di Siena nel 2003, si tiene ogni anno il 31 ottobre, e nell'edizione XXI ha coinvolto 91 comuni.
Lo racconto qui e non gli dedico una sezione, per un motivo semplice: è una bella cosa, ma è un'altra attività. Le scarpe, l'orientamento, i segnavia e i rifugi di cui parla il resto del sito, in città non ti servono.
Quanto è difficile? Cosa vogliono dire T, E, EE ed EEA?
È la domanda che divide una gita riuscita da una giornata storta, e per fortuna ha una risposta pubblicata. Il CAI classifica l'escursionismo con tre sigle, T, E ed EE, e tiene la EEA in una sezione a parte, perché riguarda i percorsi attrezzati.
Conviene sapere subito una cosa: la sigla parla del terreno. Il CAI la accompagna con una colonna separata su cosa serve a chi cammina, e le due colonne non dicono la stessa cosa. Un sentiero E resta E anche nella giornata in cui tu sei stanco, e come stai quel giorno lo puoi valutare soltanto tu.
Cosa scrive il CAI per ogni grado, con le citazioni testuali, lo trovi in segnavia e difficoltà CAI.
In che stagione si cammina, in Italia?
La stagione è più stretta di quanto sembri, e cambia moltissimo con la quota. Sulle Alpi la finestra piena va da giugno a settembre, con maggio e ottobre come mesi di margine, che dipendono dalla neve rimasta e da quanta luce hai. Sull'Appennino si stringe ancora: le ricerche su percorsi come il Gran Sasso si concentrano fra giugno e settembre molto più di quanto succeda sulle Alpi.
Al Sud e sulle coste succede quasi il contrario. Un percorso esposto come il Sentiero degli Dei dà il meglio ad aprile e maggio, e ad agosto è una parete al sole, senza un metro d'ombra.
Quindi la domanda giusta non è se sia la stagione del trekking, ma se sia la stagione di quel posto. Zona per zona, con il periodo consigliato, ne parlo in dove andare in Italia.
Come si comincia?
Con un sentiero corto e segnato, vicino a casa, e con le scarpe che hai già, a meno che non siano da corsa. È la parte in cui si sbaglia meno: la prima uscita serve a capire se ti piace, non a collaudare l'attrezzatura.
Cosa mettere nello zaino per una giornata, quanti chilometri aspettarti davvero, e perché in Italia si comincia quasi sempre grazie a una persona più che a una ricerca: sta tutto in iniziare a fare trekking. Il primo acquisto, quando arriva, sono le scarpe, e come si scelgono lo spiego in come scegliere le scarpe da trekking.
Fonti
- Club Alpino Italiano, Livelli di difficoltà CAI, per la classificazione dell'escursionismo e per la terminologia della disciplina.
- Comune di Siena, Giornata nazionale del trekking urbano, per l'origine e la data della manifestazione.
Domande rapide
Trekking ed escursionismo sono la stessa cosa?
Sì, cambia il registro. Escursionismo è la parola che usa il Club Alpino Italiano per la disciplina e per la sua scala di difficoltà. Trekking è quella che usano gli italiani quando parlano e quando cercano. Hiking è un prestito ormai comune, e non è un errore.
Quanto dura una escursione normale?
In Italia la forma più comune è l'uscita in giornata: fra tre e sei ore di cammino, si parte la mattina e si rientra nel pomeriggio. Da lì si allunga con il giro fra due rifugi, che aggiunge una notte in quota, e con il cammino di più giorni fra un paese e l'altro.
Serve essere allenati per cominciare?
Per un percorso classificato T il CAI parla di conoscenze escursionistiche di base e di preparazione fisica alla camminata, non di allenamento specifico. A fare la differenza sono il dislivello e la durata, molto più dei chilometri.